L’11 Dicembre può morire il WTO. Per colta di Trump.

Fin dalla sua creazione a metà anni ’90 il WTO è stato oggetto di molteplici attacchi nel mondo ricco, sia da sinistra (ricordiamo il “popolo di Seattle” e i “no global”) che, tramite un virus partito dall’Europa e arrivato a contagiare anche i repubblicani USA, da “destra”. Ritenuto da alcuni responsabile della globalizzazione e degli effetti deleteri della stessa, in realtà il WTO è stato il primo e finora unico tentativo veramente multilaterale di dare regole condivise all’elemento principale della globalizzazione: lo scambio di merci e servizi tra i vari paesi del mondo.

Il WTO funziona grazie ad un poderoso corpus normativo scritto sostanzialmente da USA, Europa e Giappone all’inizio degli anni ’90 sulla scorta del GATT e altri accordi pre-esistenti. Norme che prevedono, tra l’altro, che un paese possa denunciare la violazione delle stesse da parte delle aziende di un altro paese, per esempio un caso di dumping, e che a stabilire se le aziende del paese accusato abbiano veramente violato tali regole sia un organismo indipendente: il Dispute Settlement Body (“DSB”). Esso è formato da tutti i paesi membri del WTO che scelgono un “panel” composto da esperti delle materie oggetto di controversia secondo un criterio slegato dalla nazionalità degli stessi. Il panel conduce investigazioni e raggiunge conclusioni che poi possono essere accettate dalle parti.

Se una delle parti non è soddisfatta, si rivolge all'”Appellate Body”, che prende una decisione finale. E’ proprio una decisione dell’Appellate Body del WTO per esempio che ha stabilito che i sussidi ad Airbus violavano la normativa del WTO, consentendo quindi agli USA di richiedere danni per quasi 8 miliardi a ottobre di quest’anno. Secondo statistiche del WTO, nei primi 20 anni di vita circa il 68% delle decisioni dei “panels” sono state appellate.

L’Appellate Body è formato da sette giudici, ma per avere un collegio giudicante valido ne servono almeno tre. I giudici vengono nominati dagli stati membri “per consenso” per quattro anni. Il problema è che gli ultimi giudici rimasti dell’Appellate Body arriveranno a scadenza il 10 dicembre e non potranno essere sostituiti. Perché? Perché l’amministrazione Trump ne blocca la nomina da più di due anni. Per fare un esempio, è come se in Italia ci fossero i tribunali di primo grado ma non funzionassero quelli di appello, senza però che le regole prevedano che la sentenza di primo grado sia definitiva. Insomma, un caos infinito.

Gli USA giustificano il blocco imposto alla nomina dei giudici con la necessità di riformare il sistema di risoluzione delle controversie del WTO, che ritengono li abbia penalizzati, senza però spiegare perché: sempre secondo dati del WTO gli USA sono stati di gran lunga il paese (la UE è il secondo) che più ha fatto ricorso al meccanismo, con quasi 130 casi, di cui 23 contro la Cina e 20 contro la UE, quindi anche contro di noi. Forse il problema per gli USA è che sono stati anche il paese che più frequentemente si è trovato dal lato del convenuto, con più di 150 casi? Ma è questo un motivo per bloccare un meccanismo di risoluzione delle controversie che, sebbene possa essere migliorato (per esempio proprio impendendo ad un paese membro di bloccarlo!) serve anche agli altri 170+ membri?

In realtà le motivazioni avanzate dall’amministrazione Trump non reggono e sembrano nascondere invece una strategia molto più subdola: impedire il funzionamento del WTO – già indebolito da anni di preferenza per il bilateralismo da parte dei grandi paesi – e puntare invece ad una risoluzione delle controversie sulla base della legge del più forte, facendo valere il peso negoziale di un paese contro l’altro. Non sembra una strategia lungimirante: vale ricordare che, in un non lontano passato, le controversie commerciali si risolvevano anche con le cannoniere. Più in generale, si tratta di un ulteriore allontanamento degli USA dal multilateralismo.

Ormai il trend è preoccupante e ci lascia sgomenti: non più solo la Corte Penale Internazionale (cui gli USA non partecipano) e la Convenzione ONU sulla Legge Dei Mari (gli USA sono uno dei rari paesi al mondo a non averla ratificata), questioni note. Trump ha aggiunto anche gli accordi di Parigi sul clima da cui si è ritirato e ora, il tentativo di distruggere una creatura che più “occidentale” non può esistere: il WTO.

Detto questo l’Europa non è stata con le mani in mano e sta già cercando insieme a Cina, India e Giappone di mettere in piedi un sistema alternativo, con tutte le difficoltà del caso in quanto gli USA che costituiscono il 18% del commercio mondiale (e sono il nostro più importante partner commerciale dopo i paesi europei) non ne farebbero parte.

La cosa invece di preoccupare sembra eccitare i vari ammiratori italiani del presidente USA. I quali però dimenticano di non essere cittadini americani che lavorano magari per una multinazionale USA e quindi mi ricordano un po’ quei giornalisti che vanno incontro gioiosi agli extraterrestri nel film “Mars Attacks” convinti che questi non potessero che avere ottime intenzioni, solo per essere immediatamente polverizzati a causa di un messaggio frainteso.

Un esempio di questo masochismo? Il 28 novembre scorso il Parlamento Europeo ha votato una risoluzione che invita la Commissione a risolvere prima possibile la “grave crisi” del WTO, ribadendo la necessità di affrontarla in un quadro multilaterale. Voti a favore ben 508, contro 41 (tra cui tutti i parlamentari della Le Pen), astenuti 61. Tra gli italiani a favore PD, FI e 5Stelle, a favore financo Fratelli d’Italia. Astenuti i leghisti. Che significato ha l’astensione leghista? Non sapevano cosa votare perché Salvini era distratto? Non gli piace che le controversie commerciali che avremo con il resto del mondo vengano risolte da un organismo imparziale? Chi dovrebbe risolverle invece? Volevano dimostrare la loro “lealtà” incondizionata a Trump che però elogia “Giuseppi” ? Ma lui gliel’ha chiesta? Domande che forse non hanno una risposta.

Nell’Italia di oggi, già spiegare cosa è il WTO e perché è importante diventa compito impossibile appena si lascia il mondo accademico. Forse alla fine è giusto che i paesi che capiscono meglio il gioco che si sta giocando prevalgano e che quelli che si rifiutano di capirlo soccombano.