È una guerra di nervi e di propaganda tra Usa e Cina. Come limitare i danni?

Nel mezzo di una pandemia globale per la quale pochi paesi erano pronti, con una recessione globale in arrivo, in un momento in cui magari la cooperazione internazionale porterebbe ad uno sviluppo più veloce di cure e vaccino e in cui è importante il ruolo di tutti, cosa fanno invece i due motori più importanti dell’economia mondiale? Litigano e pensano a segnare un punto! In nessun momento storico degli ultimi 20 anni abbiamo corso un rischio maggiore che una guerra fredda “di fatto” degeneri in qualcosa di peggiore.

Non ci interessa chi ha iniziato, forse è stato Trump o l’ultimo Obama, o qualche mossa azzardata di Xi Jinping ha portato alla reazione americana. Gli analisti si dividono. È stata la sorpresa americana di trovarsi spiazzata su alcune tecnologie in cui la Cina era più avanti? Gli USA si sono accorti di non essere più competitivi su una serie di prodotti e hanno cercato di rimediare? E’ stata invece Pechino con l’aggressiva strategia Made in China 2025 e la Belt and Road che è andata a toccare territori che gli USA considerano “nella loro sfera” (inclusa l’Italia)? E’ stata la stretta autoritaria per il timore del Partito di perdere il controllo su un paese enorme che ha vissuto caos ed innumerevoli tragedie ogni volta che è mancato un potere centrale? E’ stato il tentativo cinese di assicurarsi una “cintura di sicurezza” intorno al proprio paese, con conseguente nervosismo dei propri vicini?

Non importa. Fatto sta che da entrambi i lati si assiste anche nell’emergenza ad un martellare e ad una propaganda che scherzano col fuoco e che giocano con la pelle di tutti noi: gli USA che continuano coi loro dazi unilaterali nonostante la situazione economica, la Cina che accusa gli USA di aver portato il virus a Wuhan e Trump che in risposta parla di “virus cinese”(mentre la febbre suina non fu mai chiamata “febbre messicana” o la mucca pazza “mucca inglese”), l’espulsione reciproca di giornalisti, le tesi complottistiche e chi ne ha più ne metta. In un anno elettorale, la tentazione di Trump di usare una nuova “guerra fredda” per vincere visto che l’economia andrà peggio sarà forte; un escalation che per assurdo in questo momento farebbe esattamente il gioco di Pechino per la sua narrazione interna. Ci sono già state due vittime eccellenti di questa guerra: il WTO, che invece protegge i paesi più deboli da ritorsioni commerciali e gli accordi di Parigi sul clima che garantiscono il nostro futuro. Non basta?

Come Italia e come Europa dobbiamo mantenere i nervi saldi e anzi sfruttare questa terribile crisi per fare quei passi avanti nell’integrazione europea che abbiamo rimandato da troppo tempo. Sembra anacronistico visti i segnali confusi della settimana scorsa, ma è invece l’unica strada davanti a noi.  É inevitabile che dopo questa fase ci sarà bisogno di ricostruire un sistema internazionale basato non solo sulla fiducia reciproca, ma anche su regole nuove che correggano gli errori del passato. Arrivarci con almeno i 4-5 paesi UE più grandi coesi non sarebbe male.  Siamo legati politicamente e militarmente agli USA e il loro mercato è importante per noi, ma un 3% in meno di crescita in Cina ha riflessi terribili per esempio sulla Germania che dell’Europa è il motore e su molte produzioni italiane, e potrebbe generare nuove ondate migratorie magari dall’Asia stavolta. Se la decrescita cinese fosse controbilanciata dalla crescita di altri, a mercati aperti questo non sarebbe un problema. Ma se decrescono tutti e i mercati si chiudono o se si chiude l’unico che cresce quante decine di milioni di disoccupati al mondo verrebbero creati? In questi casi pensare come il vecchio detto mors tua vita mea non ha senso; anche se fosse giusto impostare i rapporti internazionali in questo modo la Cina non è, per dire, la Corea del Nord o l’Iran. E ai cinesi va ricordato che la loro economia è altrettanto e forse più dipendente da quella USA, come dimostrato ampiamente, ma forse lo dimenticano.

Questo dovrebbe essere il ruolo dell’Italia e dell’Europa oggi: schiena dritta, lavorare per l’emergenza e per risolvere i problemi di integrazione europea che ormai sono visibili pure ad un criceto, indicare continuamente a Trump e Xi Jinping che la strada può essere solo una, cioè la collaborazione contro i due nemici comuni: la pandemia e la recessione globale. E che fare un primo gesto di distensione non significa perdere la faccia, anzi il contrario.