Bilancio, Consiglio, migranti: +Europa ecco il nostro programma

Il voto a +Europa vale per un semplice motivo: è l’unica forza politica che si ispira genuinamente ai valori liberaldemocratici, una caratteristica che ci pone all’interno del gruppo parlamentare dell’Alde e che ci distingue dagli altri partiti italiani.

Quali sono i punti principali del vostro programma?

Siamo per la libertà individuale e per le libertà economica e a favore dei trattati commerciali che aiutano il nostro export. Allo stesso tempo ci rendiamo conto che ci sia bisogno di misure che possano compensare gli eventuali effetti negativi di questi trattati ma siamo fortemente a favore di un mercato pienamente concorrenziale. Altro punto fondamentale il nostro sostegno a una doppia sostenibilità: quella ambientale e quella finanziaria. Per quanto riguarda il lavoro siamo a favore di un sussidio di disoccupazione europeo e a una revisione del sistema fiscale per prestare maggiore attenzione ed evitare che delle grandi aziende sfruttino la diversa tassazione tra i diversi paesi dell’Ue a loro favore, magari per pagare le tasse dove non producono reddito.

Quanto è difficile far passare il messaggio delle cose buone che già fa l’Europa?

E’ molto difficile. Le vecchie generazioni ricordano che cos’erano Italia ed Europa prima dell’Ue, mentre le nuove generazioni danno per scontate troppe cose, attribuendo all’Europa qualsiasi peggioramento globale, dimenticandosi che invece è proprio l’Europa a compensare molte volte gli effetti negativi di quanto accade a livello internazionale. Per esempio si dà per scontata la tutela dei consumatori, la tutela della privacy e tante altre cose… per esempio ora i britannici si stanno già accorgendo di che cosa rischiano di perdersi.

Che cosa non funziona nell’Ue attuale?

Diverse cose vanno cambiate o migliorate. Il più grande ostacolo all’integrazione europea è rappresentata dal Consiglio europeo, che riunisce tutti i capi di governo e decide all’unanimità. Un meccanismo deleterio che dà troppo potere ai singoli Stati. Noi siamo convinti che l’Europa intergovernativa sia il nemico da battere sulla strada dell’integrazione, operando una maggiore cessione di poteri in alcune materie fondamentali all’Ue e quindi alla Commissione e al Parlamento, che li possano esercitare in maniera esclusiva. Per arrivare a questo serve la modifica dei trattati e dunque un processo lungo. Nel breve termine si può lavorare a livello parlamentare, promuovendo la creazione di una vera politica integrata in alcune materie, come per esempio la gestione delle frontiere europee.

In che modo dovrebbero porsi Italia ed Europa all’interno della sfida sempre più tesa tra Usa e Cina?

Ho vissuto per molti anni in Cina dove sono stato vice presidente della Camera di Commercio dell’Unione Europea a Shanghai. Sono convinto che Italia ed Europa debbano insistere affinché le controversie commerciali su questioni specifiche vengano risolte all’interno del meccanismo del Wto. Un meccanismo certamente perfettibile ma che comunque va utilizzato, altrimenti vige sempre la legge del più forte. Oggi il più forte è magari Washington, ma domani magari sarà Pechino. L’Ue deve insistere affinché le questioni si risolvano all’interno di meccanismi già previsti e magari migliorare questi meccanismi. Ue, Cina e India hanno già fatto proposte in questo senso, con gli Usa non pervenuti.

Ha fatto bene l’Italia a firmare l’adesione alla Nuova Via della Seta?

Il memorandum of understanding sulla Belt and Road non credo possa essere utile al fine proposto dal governo, vale a dire stimolare gli investimenti cinesi in Italia. Sulla strada degli investimenti restano infatti tanti problemi non risolti come la burocrazia, la lentezza della giustizia, la crescita a singhiozzo, un sistema fiscale non prevedibile. Forse l’adesione alla Bri può aprirci qualche possibilità per la cooperazione in paesi terzi nei quali la Cina sta facendo grandi opere infrastrutturali. Ma il fatto che la Cina possa preferire un subappaltatore italiano a uno tedesco, nonostante la Germania non abbia firmato il MoU, è tutto da vedere. Se invece l’adesione ha una portata politica, come la cosa è stata presentata in Cina, l’Italia avrebbe fatto bene prima a coordinarsi con Washington, Bruxelles, Parigi e Berlino che sono i nostri alleati tradizionali.

L’Europa può riuscire a ergersi a interlocutore alla pari con queste grandi potenze, per esempio nell’ambito del caso Huawei?

E’ complicato perché non c’è una sola entità europea che regola le telecomunicazioni e dunque credo che ogni paese prenderà le proprie decisioni a livello personale. Il problema è che siamo divisi e diamo segnali contrastanti. La Francia va per conto suo sull’Africa, la Germania chiude affari sul gas con la Russia… Serve una maggiore integrazione.

Come si può intervenire sul processo di accoglienza dei migranti?

Va innanzitutto riformato il trattato di Dublino. Ci si è provato ma la riforma è stata bloccata in Consiglio dai paesi dell’Est, guarda caso quelli che sono alleati al nostro governo. Un paradosso… Servono canali legali e sicuri per arrivare in Europa, serve un diritto d’asilo europeo. E inoltre serve una gestione integrata delle frontiere esterne. Deve essere chiaro anche ai paesi del Nord che chi arriva in Italia, Grecia o Spagna arriva in Europa.

Dopo le elezioni avremo un’Ue sovranista?

Sembra evidente che il gruppo dei partiti pro europei (Alde, Verdi, Socialisti e Popolari) manterranno tra il 60 e il 70% del parlamento europeo. Pur con visioni diversi tra loro sono tutti gruppi che sono fondamentalmente pro integrazione. I gruppi sovranisti sono divisi tra loro e divisi anche al loro interno. Rischiamo di avere una situazione assurda con i due partiti di governo italiani che avranno entrambi un ruolo del tutto marginale all’interno del parlamento Ue. E la cosa peserà anche sulle cariche.